— Agata Tempesta

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Un paio di settimane fa ho raccontato del mio piacevole viaggio in treno da Barcellona a Valencia. Bene. Oggi voglio raccontare il mio viaggio (andata e ritorno) da Milano ad Ancona.

Milano-Ancona

Mi capita di andare di tanto in tanto ad Ancona per lavoro. Quando ci vado, di solito prendo il treno diretto, quello che parte (o dovrebbe partire) da Milano poco dopo le 7 e arriva (o dovrebbe arrivare) ad Ancona poco dopo le 11.30. Senza dover cambiare. Ma giovedì ero un po’ stanca e un’ora in più di sonno la mattina mi sembrava una bella prospettiva. Così ho deciso di prenotare il Frecciarossa delle 8.20 per Bologna (arrivo previsto alle 9.25), prendendo poi il cambio Bologna-Ancona (partenza prevista 9.42).

Era la terza volta che rimandavo l’appuntamento per la nota «emergenza neve». Questa volta ero ottimista. Splendeva il sole e sembrava non ci fossero più problemi. Sbagliavo.

La mattina è iniziata con il seguente annuncio sentito in Stazione Centrale mentre sulla scala mobile per arrivare al binario: “Si avvisano i signori viaggiatori che il treno Frecciarossa numero AV 9513 delle ore 8.20 per Salerno, oggi arriva solo fino a Napoli”. La voce, femminile, era allegra al limite dell’ilarità: sembrava Crozza quando fa l’imitazione di Montezemolo che inneggia a GiuliaSofia!

Sul treno io volevo dormire. Per recuperare un po’ di sonno e arrivare riposata all’appuntamento e alla presentazione. Invece, in totale inosservanza delle regole di civile convivenza, mi sono sorbita la telefonata tra uno dei vicini di sedile e quello che ho dedotto fosse il suo fidanzato. Conversazione (per niente interessante) che verteva sull’opportunità o meno di comprare dei biglietti per un concerto. La disputa ad alto volume, condita da frasi quali “Non fare il barbone, tira fuori quei soldi del cazzo” è durata circa 40 minuti.

Arrivata a Bologna il treno per Ancona era annunciato con 15 minuti di ritardo, in partenza sul binario 1. Io avevo bisogno di un caffè e, fortemente, di fare pipì. Ho pensato che 15 minuti fossero sufficienti per fare entrambe le cose. Sbagliavo. La stazione di Bologna è in ristrutturazione (da mesi, mi dicono). Ha un solo bar aperto, gestito da Autogrill, senza tavoli e con una concentrazione media di circa 80 persone all’interno, disordinatamente in fila per prendersi un caffè. I bagni pubblici in stazione sono a pagamento: 1 Euro. Quindi, se vuoi (serenamente) mingere e prenderti un caffè, devi uscire dalla stazione e andare in uno dei bar di fronte. Cosa che ho tentato di fare, pensando di avere 15 minuti di tempo a disposizione. Sbagliavo. Il treno annunciato con 15 minuti di ritardo sul binario 1 è arrivato con 5 minuti di ritardo sul binario 8. Ed io, per quanto abbia corso, l’ho perso.

Momento di sconforto, rabbia e vago senso d’imbecillità, seguito da un approccio più razionale: prendiamo il treno successivo. Guardo il tabellone e per Ancona c’è un treno che parte alle 10.15 e uno che parte alle 10.35. Il primo è soppresso. Il secondo pure. Soppressi per “I problemi di mal tempo dei giorni precedenti”. Così recita la voce dell’altoparlante. Mentre un numero sempre più grande di pendolari sempre più smarriti e rabbiosi affolla i binari della stazione alla ricerca del proprio treno, uno qualunque, per avvicinarsi a dove di deve andare.

L’unico treno disponibile per andare ad Ancona parte alle 11.42. Per prenderlo devo farmi cambiare al prenotazione. Ma non posso farlo da sola, da una macchinetta. Devo andare in un baracchino improvvisato dove due persone di Trenitalia (una che detta, l’altro che scrive sbuffando) mi consegnano un pezzo di carta con sopra scritto a mano il numero della carrozza e dei posti assegnatimi.

Ho quasi due ore di pausa e confido che stavolta siano bastanti per svuotare la vescica (ormai gonfia) e prendermi un caffè, fuori dalla stazione, in un bar verso il centro.

Torno al binario annunciato (il numero 9) con molto anticipo stavolta. Del treno non c’è traccia. Nemmeno alle 11.40. Quando la solita voce dall’altoparlante annuncia che arriverà con 20 minuti di ritardo. Che poi, nei fatti, diventano 40. E il treno non arriva al binario 9, come previsto e annunciato, ma al binario 6. Cosa che viene comunicata 30 secondi prima che il treno arrivi in stazione.

Durante il viaggio il treno non recupera il ritardo, accumulandone ancora e arrivando ad Ancona dopo le 14.00. Del resto il ritardo è stato annunciato dall’altoparlante: “Si avvisano i signori viaggiatori che, a causa del gelo dei giorni scorsi, i treni ad alta velocità saranno legittimati a rallentare la corsa per garantire la sicurezza dei passeggeri. Ci scusiamo per il disagio”.

Ancona-Milano

Arrivo in stazione alle 17.20 circa. Il primo (e unico) treno che va a Milano (o Bologna) parte alle 19.38. Perché tutti gli altri sono stati… soppressi! “Ci scusiamo per il disagio”.

La stazione di Ancona non è esattamente uno dei posti più accoglienti al mondo. Fa piuttosto freddo ma in sala d’aspetto non si può stare. Per l’odore tremendo di urina e altro. Quindi, dopo essermi strafogata in modo bulimico e sconsiderato di pizza al taglio e Coca Cola (chiaro tentativo compensatorio) prendo un tè, per scaldarmi. E aspetto…

Mentre aspetto rifletto sul mio eccesso di ottimismo e su come sia labile il confine tra il pensare positivo e il giocare d’azzardo. Alla macchinetta ho preso due biglietti: uno per Bologna, su treno regionale, e uno da Bologna a Milano su Frecciarossa. Sono molto stanca e l’idea di arrivare alle 22.30 invece che alle 23.40 conta (e vale la spesa aggiuntiva). Ho più di 20 minuti tra l’arrivo di uno e la partenza dell’altro. Se hanno soppresso quasi tutti i treni, non ci sarà poi così “traffico” sul tragitto, penso. Sbagliando.

Il treno arriva già un po’ in ritardo e accumula ritardo su tutto il percorso. Dovrebbe arrivare a Bologna alle 21.13. Invece entra in stazione (a passo d’uomo) alle 23.40. Il Frecciarossa parte alle 21.38. Sul treno ci sono diverse persone che devono fare il cambio. Arrivate a Bologna, scendono tutte dal treno (me compresa) guardandosi attorno e cercando di capire se è già partito. Perché sul tabellone è annunciato un generico treno per Milano in ritardo di 5 minuti, ma nessuno capisce quale sia. Questa volta l’altoparlante tace. Per cui, dopo un po’ di suspance e dubbio sul da farsi, si risale tutti sul treno, rassegnati al fatto di metterci altre due ore abbondanti per arrivare a Milano.

Sul treno si può solo cercare di dormire. Ignorando gli schiamazzi e le telefonate urlate. Un bagno su due è fuori uso. L’altro è sporco da far schifo. Il servizio bar è fatto con un carrellino che vende solo schifezze, maggiorate di prezzo.

Durante il viaggio, il treno rallenta ancora la sua corsa e arriva a Milano a mezzanotte.