— Agata Tempesta

Se telefonando…

Ieri sera, mentre stavo prendendo una birra con un paio di amici, mi chiama Letizia. «Hai cambiato il numero di telefono di casa?» Mi chiede stupita. «No, perche’?». «Ti ho appena chiamata li’ e mi dicono che il numero e’ disattivo». Faccio una prova, chiamandomi dal cellulare, e scopro che e’ vero… Sono una cialtrona nella gestione delle bollette domestiche. Spesso le pago in ritardo. Di qualche giorno, mica tanto. Ma questa volta sono sicura di aver saldato tutto. Poi, in genere, non disattivano la linea. La sospendono soltanto. Mi e’ capitato altre volte. Quando torno a casa provo a chiamare il servizio clienti. Dal cellulare, che’ la linea non riceve ne’ chiama. Ma e’ tardi e nessun operatore e’ disponibile. Pace. Lo faro’ domani, mi dico.

Domani e’ oggi. Ma io non penso al mio telefono staccato fino a circa le sette di sera quando, ancora in ufficio, digito lo zero per prendere la linea, seguito dai tre numeri del servizio clienti. La cosa non e’ immediata. Una voce registrata metallica mi guida illustrandomi i tasti che devo schiacciare presumendo, in un ordine tutto suo, una priorita’ di necessita’ rispetto al mio bisogno. Mi chiede di digitare il numero della linea per cui vado cercando informazioni. Lo faccio ma non riconosce il numero. Quindi, dopo qualche altro numero e qualche cancelletto, mi mettono in attesa per parlare con l’operatore. Quattro minuti. Con musica e informazioni (per buona parte inutili) che non ho richiesto.

«Buonasera sono Marco, in cosa posso esserle utile?». «Buonasera Marco…». E gli spiego che la mia linea risulta disattivata. Mi chiede il numero. Fa una prova e mi dice che si’, la linea e’ disattivata, perche’ sono passata a un altro operatore telefonico. «Ho fatto cosa?». Secondo Marco, senza che io (intestataria del contratto telefonico) abbia sottoscritto alcunche’ in tal senso, ne’ abbia ricevuto alcuna telefonata di proposta in tal senso, ne’, nemmeno in sogno, abbia mai espresso il desiderio di cessare il contratto con loro per sottoscriverne uno con un altro operatore, sono passata a un nuovo operatore. «Succede». Mi dice laconicamente. E’ scocciato, scortese, frettoloso. Io e la mia telefonata gli diamo fastidio e non vede l’ora di riattacare. Quando, basita, gli chiedo cosa devo fare, incredula di come sia possibile che una linea venga trasferita senza che il legittimo intestatario lo chieda, mi da un numero verde che dovrei chiamare per scoprire il nuovo operatore impossessatosi della mia, loro, linea telefonica. Visto il suo tono scocciato e sbrigativo gli chiedo con chi ho parlato. «Marco». Mi risponde. Rifiutandosi di dirmi il cognome.

D’accordo. Faccio il numero verde e mi risponde una voce, registrata e metallica, che mi informa che il servizio puo’ dare informazioni unicamente sulla linea telefonica del numero da cui sto chiamando. Ma io sto chiamando dall’ufficio e, anche se fossi a casa, non potrei farlo dalla mia linea telefonica perche’ mi e’ stata disattivata!!!

Riattacco. Contrariata. Anche per il vago senso di impotente imbecillita’ cui pare io sia destinata. Rifaccio lo zero e i tre numeri del servizio clienti. Stessa trafila di numeri e cancelletti. Quattro minuti per parlare con l’operatore. Isabella. Mi risponde di fretta, dicendomi di restare in linea, in attesa, che ha una comunicazione di servizio. Lo faccio. Restando per almeno dieci minuti con la guancia attaccata a una cornetta muta con il senso, ormai non piu’ vago, della suddetta stupidita’ impotente sempre piu’ nitido. «Buonasera sono Isabella in cosa posso esserle utile?». «Buonasera Isabella…». Quasi supplichevole, le spiego lo strano caso del presunto trasferimento della mia linea telefonica, confidando in una sua illuminante e salvifica smentita e riferendole che cio’ mi era stato detto da un suo collega rimasto anonimo. Errore. Questo la mal dispone, se mai fosse stata di buonumore. E, non tardando a rivelarsi scortese tanto quanto chi l’ha preceduta, mi dice che non sono tenuti a dare i loro cognomi perche’ rispondono per conto dell’operatore. Senza nemmeno verificare, mi dice che lei non puo’ farci niente, la mia linea non risulta piu’. Allora, gentilmente, le dico che sul profilo Internet che io ho nel loro sito dedicato ai clienti, risulta un bel pannello con i dati della mia linea e le bollette (tutte pagate tranne l’ultima, che scade il 10 di luglio). Come e’ possibile che una linea inesistente sia tracciata e profilata? «Mi dia il suo codice fiscale». Mi dice acida. Io faccio resistenza, «Perche’ devo dare il mio codice fiscale a chi non mi dice nemmeno il suo cognome?». Mi sembra uno scambio impari. Ma poi cedo, perche’ minaccia di non poter accedere ai miei dati. Sfilo la tessera del mio codice fiscale dal mio portafoglio e inizio a leggere la sequenza di lettere e numeri: «BRT…». E qui Isabella esagera. «Non sento. Parli piu’ forte». «BRT…». «Non capisco. Puo’ farmi lo spelling?». «B come Brutta. R come Rutto. T come Tu… (nel mio nome c’e’ anche una S come Stupido e una I come Idiota!). Lei incassa. Non fa una piega. Mentre i colleghi presenti con me in ufficio, soffocati dalle risa e dal timore che io e la mia rabbia scivoliamo sulla T come… scappano nell’altra stanza. Isabella controlla e mi conferma che la linea e’ stata trasferita. Ma non sa dove. Mi dice che non puo’ farci niente. Di mandare un fax, a un numero che mi indica, chiedendo il trasferimento della mia linea (supposta trasferita su altro operatore ignoto) e specificando che io non ho mai richiesto il precedente trasferimento. Mi sembra tutto paradossale. Ma la saluto ringraziandola di circostanza. Lei ricambia e aggiunge un «Cara signora», segno che il mio spelling ha sortito effetto.

Riattacco. Disarmata. A questo punto un mio collega giornalista, indignato della situazione e impietosito dal mio sconforto rabbioso si offre di chiamare al posto mio, fingendosi “mio marito”. Il che un po’ mi scoccia perche’ e’ come dire che serve un uomo, maritale, per avere riscontro. Gli faccio fare. A lui risponde Marisa. E’ gentile. Perche’ mentre lui le dice che chiama per avere notizie della linea telefonica intestata alla sua compagna, sorride, annuendo rassicurante. Marisa gli dice che ci sono delle morosita’ a mio carico e dei ritardi. Poi, controllando, vede che e’ stato tutto saldato. Ma la linea e’ stata disattivata ugualmente. Non menziona alcun trasferimento ad altro operatore. Ma dice che per riattivarla devo mandare un fax, a un altro numero che indica, e pagare 96 Euro per farmela riallacciare. Il mio collega protesta bonariamente, nominando la parola “ingiustizia” ma riconoscendole una sostanziale gratitudine per la cortesia nella risposta. Riattacca. Mi guarda e mi dice di passare a un altro operatore. Di corsa. Allora mi chiedo cosa succede se io decido di non fare nulla. Devo confermare la disdetta? Se sono passata a un nuovo operatore, il mio numero non dovrebbe essere attivo su un’altra linea? Come faccio a conservare il mio vecchio numero?

Prendo fiato e richiamo. Un minuto per parlare con l’operatore. «Buonasera sono Giorgia in cosa posso esserle utile?». «Buonasera Giorgia. La mia linea risulta disattivata e io voglio sapere perche’…». Giorgia e’ calma, quasi non curante. Mi chiede il numero della linea. Sa che e’ la terza volta che chiamo. Controlla e mi dice che la linea e’ disattivata. Mi chiede se ne ho fatto richiesta io. Le dico di no. Mi chiede il numero di cellulare. Ed io, completamente arrendevole, glielo do. Mi dice che la linea risulta su un altro operatore. Mi dice che e’ strano. Sa che le mie bollette sono regolarmente pagate. Tranne l’ultima, che non e’ ancora scaduta. «Gliela riattivo?». «Sarebbe meraviglioso, ma puo’ farlo?». «Si’, lancio la richiesta e tra due o tre giorni dovrebbe avere la sua linea telefonica riattivata…».

Un’ora e mezza. Quattro telefonate. Un numero verde. Due numeri di fax. Un finto compagno giornalista. Un leggero travaso di bile per avere la vana promessa della riattivazione di una linea, regolarmente pagata, che un’entita’ superiore e scognita ha trasferito in un altrove imprecisato…