— Agata Tempesta

Non mi piace più | Frettolosa etologia dei social network

Non mi piace piu’. Non e’ vero. Ma chi se ne frega? A volere ben vedere, chissenefrega di quello che “Mi piace”. A me. Al mio amico. All’amico del mio amico. Alla sua amica. All’amica della sua amica. E cosi’ via…

Mi piace. Non mi piace piu’. Di’ che ti piace. A 15 persone piace questo elemento.

In italiano lo chiamano cosi’: elemento. Quello che in chimica e’ una sostanza “pura”. Entità minima, indivisibile e autonoma. Ma qui sembra che da solo conti niente. Quanti amici hai? A quanti amici piaci? E quanti amici hanno i tuoi amici? E a quanti amici dei tuoi amici piaci? Quanti elementi ti piacciono? A quanti amici piacciono i tuoi elementi? Uno, nessuno,centomila.

Essere o avere? This is the question.

Gia’. Perche’ facebook non ha inventato niente di nuovo. Spesso succede cosi’. Ha solo reso evidente le nudita’ dei sudditi, come una volta quella del re. Democraticamente, eh? Ha aiutato tutti a uscire dall’equivoco collettivo. Il malinteso pregiudizio che vuole gli intellettuali in alto e quelli che guardano la televisione in basso nella scala delle intelligenze, affini ed elettive. Balle! Qui siamo tutti uguali. Come quando seduti sul water. Vittime e artefici della stessa malattia. Io, io, io, io! “Io che mi ridimensiono”, direbbe Rezza con una delle sue smorfie, nevrotiche di muscoli sottili e scricchiolanti.

La misurazione dell’ego. La sua esibizione. La sua prostituzione. In un circo virtuale, con belve e buffoni, trapezisti e clown. Una dimensione sospesa che rende lecito -perche’ manifesto- un comportamento altrimenti condannato dalla morale non digitale. In una specie di corruzione dell’intimita’ e concussione della timidezza che privilegia l’atto alla sua mancanza. Violenza? Quante storie per un po’ di esuberanza!

E’ un rito. Niente di strano. In natura le bestie lo fanno da tempo. Adottano forme ritualizzate per la soluzione non violenta dei conflitti e questo (il piu’ delle volte) basta a evitare la distruttivita’ in favore della pacificazione. Qualche volta ci si divertono pure. Penso ai bonobo e alla loro pragmatica applicazione del moderno Bunga Bunga. I “pacifici primati”, che siamo noi, quelli che usano il computer per intenderci, fanno un po’ lo stesso. Incapaci di fare forte quello che e’ giusto, finiscono per fare giusto quello che e’ forte. E qui chi piu’ ha, piu’ forte e’. Essere o avere.

Per questo ci spiamo e scippiamo gli “amici”. Cercando di sedurli, lusingarli, plaudirli. Quello che nel mondo reale si chiama “leccare il culo” (comportamento, anche questo, di biologica origine). Li scoviamo, attiriamo, imbrattiamo, tagghiamo. C’e’ qualcosa di piu’ aggressivo di un “tag”? Ti vedo, ti prendo, ti mostro. Non me ne frega niente se tu vuoi o meno. Sei qui, no? Dentro al mio lazo. Nel mio manifesto. Io ti uso. E tanti piu’ “amici” hai, tanto piu’ “mi piaci”.

Tanti amici, tanto potere. Se hai solo, che ne so, 40 amici, sei uno sfigato e, come in un gruppo di scimmie antropomorfe (digitanti) non troppo affrancate dalla perdita della propria coda pelosa, vieni relegato ai ranghi bassi dell’organizzazione sociale. Se invece hai tanti amici, tanti amici ti guardano, ti leggono, ti vedono, allora e’ meglio tenerti in considerazione, per usarti.

Ma funziona anche al contrario, con l’isolamento etologico di quelli che ti tolgono dagli amici. Ti fanno le condoglianze se muore tuo padre. Ma poi ti sfilano dalle loro liste, spesso tutto quello che hanno, credendo di farti un dispetto. Lo faceva anche mio nipote, quando era piccolo. Se lo rimproveravo o lo facevo arrabbiare, mi guardava tutto serio e perentorio, tuonando: “Zia, da oggi non sei piu’ mia amica!”. Ma adesso e’ grande, ha sei anni, e non riesce a finire la frase senza che gli scappi da ridere. Anche lui fa collezione di “amici”. Gormiti, bakugan, ben ten, barbapapa’ e figurine. Uno, due, tre, quattro, cinque… cento. Essere, avere. Essere, avere. Essere, avere. Essere. Avere.

P.S. Prima che vi arrabbiate, non mi tiro fuori dal coro. Sono qua anch’io. Nuda nella mia stupidita’. Probabilmente seduta sulla mia coda…