— Agata Tempesta

In a better world

Giovedì scorso “ho perso” o -ciò che è più probabile- mi hanno rubato la reflex. Era una Nikon vecchia di quasi di 6 anni. Di poco valore commerciale oggi, ma d’immenso valore affettivo per me che la portavo dovunque, quasi fosse una mia estensione. Dentro c’erano anche due schede piene di foto di circa tre anni di vita. Scatti che, in buona parte, sono andati perduti. Lo so, la prima regola di buon senso vuole che si faccia sempre un back-up. Ma ogni tanto il buon senso latita o si fa prendere in giro dall’ottimismo della negligenza. In quelle due schede perse c’era un mondo, il mio. Storie di viaggi, momenti di lavoro, sorrisi di nuove vite, facce di sconosciuti e ritratti di volti che oggi non ci sono più e che non potrò mai più fotografare. L’avevo prestata a un amico che doveva farci solo un breve tratto di metropolitana, per riportarmela. È andata così…

Nonostante abbia da poco festeggiato il mio 42esimo giro di giostra e, nel corso del mio girare, in vita mia mi si dovuta più volte riconciliare con la perdita e la sua elaborazione, mi ci sono voluti giorni di grande magone per iniziare a farmene una ragione. Così, uscita dall’emozione e rientrata nella ragione, ieri mi è venuto in mente di fare denuncia anche ai carabinieri. L’ATM era già stata informata del fatto appena accaduto: mi hanno dato un numero di un ufficio oggetti smarriti da chiamare tra qualche giorno, insieme a un sorriso di bonario compatimento di chi sa che l’eventualità di ritrovarla è molto, molto remota. Siccome con il web 2.0 si fa tutto su Internet, ho cercato se, per caso, si potessero fare on-line anche le denunce di furto/smarrimento e, con mia grande sorpresa, ho scoperto che sì, si possono fare! Rincuorata dalla scoperta, ieri pomeriggio ho diligentemente compilato un forum lasciando i miei dati e completando una procedura di denuncia conclusasi con la scelta della stazione dei carabinieri in cui andare ad autenticarla con la firma. Che bello, mi sono detta. Cinque minuti ed è fatta. Hanno i dati, la descrizione della macchina, il resoconto di quello che è successo e dove e mi hanno anche fatto scegliere l’orario e il posto dove andare a firmare. Mi sono sentita un po’ meglio. Come se avessi messo la “giustizia” a vigilare sull’elaborazione del mio lutto.

Stamattina sono uscita di casa e, salita sulla mia bicicletta, ho pedalato verso l’ufficio, a pochi minuti dal quale c’è una stazione dei carabinieri (quella che avevo scelto per la mia denuncia).

Arrivo ed entro ottimista dicendo che ho fatto una denuncia di smarrimento on-line e ho un appuntamento per firmarla. “Appuntamento?”. “Lei ha un appuntamento?” mi dice sornione il carabiniere all’ingresso. “Sì – dico io- mi avete mandato una mail di conferma sull’orario”. “E che cosa avrebbe perso?” “Una macchina fotografica reflex”. “E c’era qualcosa d’importante dentro questa macchina fotografica?”. Ora, dicono che io abbia un brutto carattere (e probabilmente è vero) ma la domanda mi è sembrata davvero fuori luogo e ho faticato a nascondere il dissenso. “C’erano due schede fotografiche dentro con molto foto di grandissimo valore per me. A parte questo, la macchina in sé vale circa 700 Euro”. Pensavo di aver dato una risposta bastante a sedare l’inopportunità. Mi sbagliavo. “Ma a lei chi gliel’ha detto di fare denuncia? Gliel’ha suggerito qualcuno o è venuto in mente a lei?” A questo punto mi è venuto il sospetto che mi stessero riprendendo con le telecamere, chessò, per una specie di candid-camera e ho cercato (sempre con difficoltà) di trattenere il sarcasmo e il risentimento. “Sì, è venuto in mente a me. Ho pensato che forse si poteva fare on-line, ho cercato su Internet, ho trovato il vostro servizio, ho compilato il modulo ed eccomi qua”. Niente. Non c’è stato verso di… “Ma, mi scusi, signorina, perché fa denuncia di smarrimento? Capisco se avesse perso la patente o qualcosa d’importante ma così è come se io perdessi questa penna -mostrandomi una bic- e andassi dai carabinieri a fare denuncia di smarrimento”.

Ok. E qui è partito un leggero principio di travaso di bile. “Ho fatto denuncia perché credevo, mi corregga se ho frainteso, che fosse un servizio disponibile ai cittadini e perché ho pensato, probabilmente sbagliando, che se un cittadino onesto avesse trovato la macchina gli sarebbe forse potuto venire in mente di consegnarla ai carabinieri e, sempre in questo surreale concerto di pensieri improbabili, ho creduto che facendo denuncia voi poteste avere i miei dati e, nel caso, avvisarmi. L’eventualità di poter denunciare lo smarrimento/furto di una macchina fotografica era peraltro già previsto dal vostro sistema perchè nel menu a tendina predisposto per la scelta, era una delle voce selezionabili. Se posso fare la mia denuncia qui, bene. Se non è possibile, andrò in un’altra caserma. Poi, mi scusi, la mia macchina potrà non essere di alcun valore per lei ma per me ne aveva molto”. L’ultima frase deve averlo commosso perchè mi ha detto che chiamava il maresciallo, di accomodarmi nella sala d’aspetto. Cosa che ho fatto, rimanendoci 30 minuti ad aspettare di ripetere davanti al maresciallo quello che avevo già scritto compilando il form on-line della mia denuncia il pomeriggio prima e venendo congedata con un foglio timbrato e controfirmato. Amen.

Quando ero piccola, c’era una striscia dei Peanuts che mi piaceva tanto. Ritraeva Snoopy che, avendo appena scoperto la recente costruzione di un centro commerciale con garage multi-piano su quella che era stata la sua casa, l’Allevamento della Quercia (il Daisy Hill Puppy Farm), inveiva con la zampa gridando: “State parcheggiando sui miei ricordi!”.