— Agata Tempesta

Hashtag Trenitalia | Spagna batte Italia 5 a 0

Estacio Sants, la stazione di Barcellona, non è particolarmente bella o accogliente. Però, se ci arrivi con un biglietto comprato on-line (sul sito della Renfe, l’equivalente spagnolo della nostra Trenitalia) trovi disseminate un po’ ovunque delle macchinette (con touch screen) dalle quali puoi stampare una copia della tua carta di viaggio inserendo semplicemente un numero (chiaramente indicato nella mail di conferma che ti arriva dopo l’acquisto).

Se, come nel mio caso, non hai mai comprato on-line da questa compagnia spagnola e, sprovvista di biglietto cartaceo, ti accorgi che è necessario averlo perchè, per accedere al binario, devi passare dei tornelli e, nel caso di treni a lunga percorrenza, anche un controllo bagagli simile a quello degli aeroporti, puoi tranquillamente chiedere al servizio clienti, il cui ufficio è al centro della stazione dove è impossibile non vederlo. A me lo ha detto (con sincera gentilezza professionale) la commessa della libreria posta all’ingresso della stazione dove ho comprato un libro prima di partire.

Al servizio clienti non c’è coda (nemmeno se è sabato pomeriggio) e ti rispondono gentilmente. In perfetto italiano se, dal tuo spagnolo da principiante della lingua di buona volontà, capiscono che vieni da lì.

Prima di poter accedere al binario, con il tuo biglietto stampato in mano, devi passare un controllo bagagli (come negli aeroporti) e farti validare la carta d’imbarco da una hostess. Siccome i binari sono sotterranei, per arrivarci prendi una scala mobile, al termine della quale trovi un’altra hostess che ti chiede (gentilmente) il numero della tua carrozza, indicandoti esattamente a che punto della banchina devi andare per salire sul treno all’altezza giusta.

Il treno (che, nel mio caso ha destino Valencia e parte alle 16.00) arriva sul binario circa 10 minuti prima della partenza, già vuoto e pulito. Le porte si aprono automaticamente e tu sali. Se sei nella classe “turistica”, trovi due file di poltroncine da due, tutte rivolte nella direzione di marcia. Io sono alta 1.75 e, standoci seduta sopra, riesco ad allungare le gambe per intero comodamente, fino ad arrivare a stirarmi la punta dei piedi. Il sedile è leggermente inclinato, tanto che ci si può dormire tranquillamente. Davanti alla poltrona c’è un tavolino, reclinabile, con un porta oggetti e una piccola spazzatura. Non ci sono prese elettriche. Né wi-fi.

Il treno parte puntualissimo e, una volta partito, una voce registrata (in tre lingue: catalano, castigliano e inglese) ti dice dove è diretto, quante fermate fa e quanto ci mette per percorrere il viaggio. La stessa voce ti avvisa che verranno distribuite delle cuffie con cui poter sentire la radio o l’audio del film in programmazione. Sì, perché sopra la porta di passaggio tra un vagone e un altro c’è un monitor che trasmette un film. Proprio come in aereo. Poco dopo l’annuncio, uno stewart passa a distribuire gli auricolari, elegantemente raccolti in un sacchettino di stoffa viola, il colore della compagnia. Omaggio che ti puoi tenere una volta sceso dal treno. Il film trasmesso è in inglese, sottotitolato in spagnolo.

In mezzo al treno (tra la carrozza 3 e 4) c’è il vagone bar con giornali gratuitamente consultabili a disposizione sui banchi.

Sul treno nessuno parla o schiamazza o usa il cellulare. Un video (che parte non appena il treno lascia la stazione) spiega che se vuoi parlare al telefono, per rispettare la tua privacy e l’altrui libertà, devi farlo stando tra una piattaforma e l’altra. Chiudendo le porte e tenendo silenziata la suoneria del tuo apparecchio.

Il bagno è largo e pulito. Ti ci puoi girare dentro con comodità. C’è un appendino per appendere la borsa o la giacca. Sapone e acqua regolata elettronicamente. Tre rotoli di carta igienica che non corri il rischio di doverti portare i fazzoletti di carta. Asciugamani elettrico (così non sprechi cellulosa) e persino un tavolinetto reclinabile per cambiare i pannolini ai bambini.

Il viaggio fino a Valencia dura circa 3 ore e costa 44 Euro. E io credo che la qualità di un Paese si giudica anche dalla qualità dei servizi offerti dalle sue infrastrutture.