— Agata Tempesta

In a better world

Giovedì scorso “ho perso” o -ciò che è più probabile- mi hanno rubato la reflex. Era una Nikon vecchia di quasi di 6 anni. Di poco valore commerciale oggi, ma d’immenso valore affettivo per me che la portavo dovunque, quasi fosse una mia estensione. Dentro c’erano anche due schede piene di foto di circa tre anni di vita. Scatti che, in buona parte, sono andati perduti. Lo so, la prima regola di buon senso vuole che si faccia sempre un back-up. Ma ogni tanto il buon senso latita o si fa prendere in giro dall’ottimismo della negligenza. In quelle due schede perse c’era un mondo, il mio. Storie di viaggi, momenti di lavoro, sorrisi di nuove vite, facce di sconosciuti e ritratti di volti che oggi non ci sono più e che non potrò mai più fotografare. L’avevo prestata a un amico che doveva farci solo un breve tratto di metropolitana, per riportarmela. È andata così…

Nonostante abbia da poco festeggiato il mio 42esimo giro di giostra e, nel corso del mio girare, in vita mia mi si dovuta più volte riconciliare con la perdita e la sua elaborazione, mi ci sono voluti giorni di grande magone per iniziare a farmene una ragione. Così, uscita dall’emozione e rientrata nella ragione, ieri mi è venuto in mente di fare denuncia anche ai carabinieri. L’ATM era già stata informata del fatto appena accaduto: mi hanno dato un numero di un ufficio oggetti smarriti da chiamare tra qualche giorno, insieme a un sorriso di bonario compatimento di chi sa che l’eventualità di ritrovarla è molto, molto remota. Siccome con il web 2.0 si fa tutto su Internet, ho cercato se, per caso, si potessero fare on-line anche le denunce di furto/smarrimento e, con mia grande sorpresa, ho scoperto che sì, si possono fare!

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#Trenitalia | Variazioni sullo stesso tema

Un paio di settimane fa ho raccontato del mio piacevole viaggio in treno da Barcellona a Valencia. Bene. Oggi voglio raccontare il mio viaggio (andata e ritorno) da Milano ad Ancona.

Milano-Ancona

Mi capita di andare di tanto in tanto ad Ancona per lavoro. Quando ci vado, di solito prendo il treno diretto, quello che parte (o dovrebbe partire) da Milano poco dopo le 7 e arriva (o dovrebbe arrivare) ad Ancona poco dopo le 11.30. Senza dover cambiare. Ma giovedì ero un po’ stanca e un’ora in più di sonno la mattina mi sembrava una bella prospettiva. Così ho deciso di prenotare il Frecciarossa delle 8.20 per Bologna (arrivo previsto alle 9.25), prendendo poi il cambio Bologna-Ancona (partenza prevista 9.42).

Era la terza volta che rimandavo l’appuntamento per la nota «emergenza neve». Questa volta ero ottimista. Splendeva il sole e sembrava non ci fossero più problemi. Sbagliavo.

La mattina è iniziata con il seguente annuncio sentito in Stazione Centrale mentre sulla scala mobile per arrivare al binario: “Si avvisano i signori viaggiatori che il treno Frecciarossa numero AV 9513 delle ore 8.20 per Salerno, oggi arriva solo fino a Napoli”. La voce, femminile, era allegra al limite dell’ilarità: sembrava Crozza quando fa l’imitazione di Montezemolo che inneggia a GiuliaSofia!

Sul treno io volevo dormire. Per recuperare un po’ di sonno e arrivare riposata all’appuntamento e alla presentazione. Invece, in totale inosservanza delle regole di civile convivenza, mi sono sorbita la telefonata tra uno dei vicini di sedile e quello che ho dedotto fosse il suo fidanzato. Conversazione (per niente interessante) che verteva sull’opportunità o meno di comprare dei biglietti per un concerto. La disputa ad alto volume, condita da frasi quali “Non fare il barbone, tira fuori quei soldi del cazzo” è durata circa 40 minuti.

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Hashtag Trenitalia | Spagna batte Italia 5 a 0

Estacio Sants, la stazione di Barcellona, non è particolarmente bella o accogliente. Però, se ci arrivi con un biglietto comprato on-line (sul sito della Renfe, l’equivalente spagnolo della nostra Trenitalia) trovi disseminate un po’ ovunque delle macchinette (con touch screen) dalle quali puoi stampare una copia della tua carta di viaggio inserendo semplicemente un numero (chiaramente indicato nella mail di conferma che ti arriva dopo l’acquisto).

Se, come nel mio caso, non hai mai comprato on-line da questa compagnia spagnola e, sprovvista di biglietto cartaceo, ti accorgi che è necessario averlo perchè, per accedere al binario, devi passare dei tornelli e, nel caso di treni a lunga percorrenza, anche un controllo bagagli simile a quello degli aeroporti, puoi tranquillamente chiedere al servizio clienti, il cui ufficio è al centro della stazione dove è impossibile non vederlo. A me lo ha detto (con sincera gentilezza professionale) la commessa della libreria posta all’ingresso della stazione dove ho comprato un libro prima di partire.

Al servizio clienti non c’è coda (nemmeno se è sabato pomeriggio) e ti rispondono gentilmente. In perfetto italiano se, dal tuo spagnolo da principiante della lingua di buona volontà, capiscono che vieni da lì.

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“Ci scusiamo per il disagio”.

Io capisco le ragioni di ciascuno. Ognuno ha le sue. Soprattutto quando le cose si mettono male per tutti. Ma penso che fare sciopero in certe circostanze sia svilire il diritto, con un gesto anacronistico e stupidamente egoista. Se blocchi metropolitane, autobus, tram, treni, taxi, TIR, in città livide di traffico, inquinamento, disservizi, nevrosi, affondi la “gente comune”. Quella che dovrebbe avere la tua stessa faccia, quella che lavora, che porta i figli a scuola la mattina, che fa il pendolare avanti e indietro in treni sporchi, gonfi di persone e sempre in ritardo… L’affondi, stritolandola nello smog, nelle accise, nelle difficoltà quotidiane e persino nella morte (per strada, sotto un camion, durante una manifestazione). Penso che, sei fai così in una situazione di crisi, lasci prevalere lo Schettino che c’è in noi. Come chi su una nave in agonia appoggiata su un fianco, strappa il salvagente al suo vicino anziché tendergli la mano.

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Le 9 cose che ho imparato dall’incidente della Concordia

1. Le regole si possono infrangere (indisturbati) fino a che non succede qualcosa di (veramente) grave.
Nessuno ha niente da ridire se una nave da crociera costeggia la riva, fino a che non ci affonda sopra. Perchè sopra l’omaggio all’isola di Procida (un saluto vicino alla costa accolto da applausi, striscioni e vuvuzelas) il comandante è un ufficiale ringraziato e ossequiato dalla sua compagnia di bandiera. Sotto lo scoglio speronato dell’isola del Giglio (un saluto vicino alla costa accompagnato da morti e dispersi) il comandante è un uomo mediocre ripudiato e ammonito dalla sua compagnia di bandiera.

2. La stupidità è più forte della tecnologia.

Gli uomini hanno imparato a costruire navi computerizzate, dal tetto alla scocca, con sensori iper-sensibili capaci d’identificare il sesso dei mitili attaccati alle scogliere del fondo. Ma non hanno ancora imparato a guarire la miopia (e saltuaria cecità) della propria intelligenza.

3. Il mostro non sono mai io. Soprattutto quando il demone mi somiglia.
Forte coi deboli. Debole coi forti. Autoritario e tronfio nella normalità e nell’ossequio. Annichilito e disorientato nell’emergenza e nella paura.

4. Non c’è leader senza leadership.
Ci sono capitani e Capitani. Alcuni ufficiali scivolano. Altri fanno il loro dovere (e non vogliono, giustamente, essere chiamati «eroi»).

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